domenica 16 marzo 2008

CANDIDATA AL SENATO. GRAZIE SILVIO !

Grazie Presidente per il riconoscimento che hai voluto dare al mio impegno per il Partito.

Grazie da chi è entrata in Forza Italia nell’ottobre del 1993 quando ancora tutti ci davano dei pazzi ed ha continuato a crederci fino ad oggi.

Grazie da chi ha fondato, con il tuo accordo, il movimento femminile all’interno del Partito.

Grazie da chi, per due legislature, ha amministrato la Provincia di Milano.

Grazie da chi, per quattordici anni è stata fedele ai nostri ideali e crede nel nuovo fisco per le imprese ed i cittadini, nella famiglia, nella necessità di infrastrutture vere, nelle nuove fonti di energia e telecomunicazioni, nella riforma del lavoro, nelle “nostre” liberalizzazioni, nel sostegno al “made in Italy”, nella riorganizzazione della pubblica amministrazione, nelle regole serie per una sicurezza reale.

Grazie da chi non deluderà i nostri elettori.

Grazie da chi ama profondamente questa nostra Italia.


Grazie da una donna.

domenica 2 marzo 2008

ALLA MIA ITALIA

... un consiglio da amica!



E BRAVO IL MIO PRESIDENTE !

A parte ogni considerazione sulle furberie trasformiste Veltroniane che corre “solo” poi corre “libero” perché si è accorto che nessuno poteva credere ad una solitudine così affollata, chi davvero sta correndo con un partito unico è Silvio Berlusconi.
Sarebbe stato facile e comodo fare un accordo con Mastella negli ultimi giorni prima dello start, ma molto coerentemente e fatemi dire seriamente, ha deciso per il no.

Bravo Silvio. Perfetto.

IL SOLITO GALLO SULLA SPAZZATURA


Ed ecco che, come ho scritto l’8 gennaio, “ 'o gall’ ncopp’ 'a munnezza ” cioè il signor Bassolino, non se ne vuole proprio andare. Non molla!

Anzi, dichiara con una faccia da schiaffi unica e indimenticabile, che lui non “deve” andare perché altrimenti abbandonerebbe i napoletani…

Non si faccia questi scrupoli caro Bassolino.

I napoletani onesti e schifati non vogliono più vedere certe facce.
Un pò come gli italiani con il governo Prodi, presidente di un Pd che finge di non conoscerlo.

Se ne vada Governatore Bassolino e si auguri che la memoria sia corta, ma tanto corta.

Cortissima.

lunedì 25 febbraio 2008

WALTER IL CAMALEONTE


Sì, Walter è molto abile nel presentarsi in modo diverso quando gli è utile apparire un altro.
E’ un abile affabulatore, un buon comunicatore (anche se un po’ scontato) e soprattutto gli piace fare il serafico, il buono, il politically correct.
Tutti sappiamo che in realtà è un freddo calcolatore, un cinico tagliatore di teste ed un manipolatore di uomini.

I lettori di sinistra diranno che il Cavaliere è ben peggio… Errore.

Berlusconi non avrebbe mai saputo cacciare un De Mita dal partito e lo dimostreranno le liste elettorali nelle quali ritroveremo tutti gli uscenti, con buona pace di chi sperava in una poltroncina.

Berlusconi non è un “finto”, anzi a volte paga proprio la sua schiettezza. Questo è uno dei motivi per cui la convivenza col democristiano Casini era difficoltosa…


Ma torniamo a Veltroni.

Solo qualche settimana fa ci riempiva le orecchie con il suo “correrò da solo!” e sentenziava “facesse così anche Berlusconi!”

Risultato?

Berlusconi corre col partito unico e due aggregazioni con partiti locali al nord ed al sud (Lega e Mda)Veltroni ha fatto il solito pataracchio. L’Italia dei valori collegata ma non unita, Radicali smembrati e azzoppati (Pannella cacciato malamente dal sorridente Walter) e nelle elezioni locali è confermata l'unione con l'estrema sinistra.
Intanto il camaleonte candida il "Piaggione" Colaninno (figlio di cotanto padre che si è molto arricchito grazie ad alcune furbate…) e l’operaio della Tyssen. Vuole solo giovani (cacciando De Mita ed altri per “anzianità”) e poi candida l’ultraottantenne Veronesi che ormai è solo la bandiera del ricco Centro Oncologico qui a Milano, ma che sa trattare molto bene con Ligresti per i terreni del suo centro.

Sarà anche anzianotto ma può essere utile, vero Walter?

Nel frattempo assistiamo al solito balletto delle poltrone.Infatti Walter era vice presidente di Prodi e Rutelli stava al Campidoglio. Poi Rutelli è diventato vice presidente di Prodi e Walter è andato al Campidoglio, adesso si propongono uno per il Campidoglio, l'altro per la poltrona del “fu” Prodi, ma sono sempre gli stessi.

Ha ragione Berlusconi, è un giro di Walter…

Quel Walter camaleontico che cambia colore a seconda delle opportunità. Ieri comunista membro del Pci dei Ds e dell’Unione, poi “mai stato comunista” ed oggi è (udite, udite) “il centro”!!Fantastico.

Per fortuna la campagna elettorale è breve altrimenti correvamo il rischio di vederlo con i mocassini rossi del Papa.


Ringraziando il cielo, gli italiani non sono fessi, a volte sono un po’ distratti, ma al momento opportuno sapranno riconoscere il buon vecchio comunista sorridente. Qualsiasi colore abbia.

martedì 19 febbraio 2008

COMUNISTA MA DEMOCRISTIANO … OPERAIO MA IMPRENDITORE … PARTITO UNICO MA AMMUCCHIATA … SORRIDENTE MA TANTO OPPORTUNISTA


Ed ecco Walter Veltroni partire a bordo del suo pullman tinta Lega Nord con il suo codazzo ed i suoi slogan. Sorriso bloccato sul volto, atteggiamento baldanzoso, numeri dati a capocchia.
Con la benedizione di Prodi, il carrozzone è partito e Walter andrà a stringere mani porta a porta, cercando di far dimenticare il disastroso governo di centrosinistra, le tasse aumentate, la sicurezza diminuita, i rifiuti campani, la contrapposizione con la Chiesa.
E Walter ha anche presentato un programma! Sì, 12 punti che possono essere perfettamente sovrapposti a quelli del Popolo della Libertà, ma che importa. L’obbiettivo è confondere le acque, promettere di abbassare le tasse quando il suo presidente Prodi le ha appena alzate, promettere di fare il ponte sullo stretto e la Tav quando il governo del suo presidente Prodi ha bloccato tutto, promettere sicurezza quando il premier Prodi aveva tagliato i finanziamenti alle forze armate e spalancato le porte ai clandestini, promettere la certezza della pena quando il suo presidente Prodi ha approvato l’indulto. Insomma la solita litania del “ma anche” tanto cara a Veltroni.

Vogliamo parlare delle candidature? Il figlio Colaninno “ma anche” l’operaio della Tyssen Krupp.
Vi dirò che la candidatura del rampollo mi ha infastidita perché ha l’aspetto di una cambialona pagata agli industriali (e che industriali!!!) ma la candidatura del operaio della Tyssen mi ha fatto davvero ribrezzo. L’utilizzo della morte di quei poveri ragazzi al fine elettorale è disgustosa. Avrei compreso la candidatura di un operaio della Fiat, dell’Ilva o di qualsiasi altra fabbrica, ma della Tyssen no. Ha un sapore pubblicitario che mi stomaca perché collegato ad una strage. Si è lavato la coscienza il santo Walter. Non mi piace, dà il metro di quanto l’uomo “usi” ciò che gli fa comodo per impressionare quei poveracci che ancora credono alle panzane del centrosinistra. Non “se po’ fa” proprio tutto, caro Walter.

Il Kennediano-Clintoniano-Obamiamo, ma anche un po’ comunista-democristiano-finto/berlusconiano sta esagerando.

Le urne glielo faranno capire.

domenica 10 febbraio 2008

WALTER, YOU CAN ... GO HOME

Caro Walter, al contrario dei tanti pseudo intellettuali di sinistra che si stanno sperticando in lodi ridicole per la tua obamiana affermazione, vorrei ricordarti che fare “l’amerrikano” non ti ha mai portato molta fortuna.
Ricorderai bene il tuo “I care” che nel 2001, da segretario dei Ds, scopiazzasti da Don Milani.

All’epoca Berlusconi vi stracciò. Come credi finirà citando Obama?
Io ho l’impressione che dovresti pensare alle cose concrete. Un programma ad esempio, che non arriva mai.
Non ti illudere che la speranza possa animare i tuoi elettori. Il vostro elettorato è stanco, demotivato. Deluso da una pressione fiscale abnorme, sfiancato da promesse mai mantenute, incredulo di fronte al fallimento totale.
Oggi abbiamo scoperto che dal tesoretto raccontato dal tuo Presidente Prodi siamo giunti ad un buco da 7 miliardi di euro.

Ed è altresì inutile che tu faccia disperati tentativi per presentarti come “il nuovo” sappiamo tutti benissimo che sei in politica da più di 30 anni. Sei patetico.

Ti ricorderai spero di quando da ragazzino eri iscritto alla Federazione Giovanile Comunista e andavi a lezione di politica alle Frattocchie da cui sono usciti quasi tutti i dirigenti del PCI o di quando nel 1976 eri consigliere comunale di Roma del PCI o di quando nel 1987 eri deputato e membro del comitato centrale del Partito Comunista Italiano … E della direzione dell’Unità di 15 anni fa, ti ricordi?
Ma certo tu sei “il nuovo” e soprattutto non sei comunista. Ammetterai che con questo curriculum non è bello prendere in giro la gente!

Ho l’impressione caro Walter che tu ci stia raccontando molte bugie, ma sarà un problema dei tuoi elettori comprendere il tuo disegno. Noi l’abbiamo già capito.
Sappiamo che il Pd è nato dalla disperazione. Una furba operazione nata a tavolino tesa ad unire i comunisti e i democristiani che ha disgustato gli estremisti di sinistra ed i centristi veri, ma che ti ha permesso di presentarti a quei pochi che ancora ci vogliono credere, come un arguto mediatore.
In realtà hai salvato il salvabile insieme a Prodi, il grande fallito.

Ma che tu ora ci venga a raccontare che “se po’ fa’” (we can) è pretendere troppo.

Potrai batterti e cercare di illudere un certo elettorato di sinistra ma la “Cosa Rossa” non ti renderà facile la vita. E poi c’è Berlusconi. Tu che di comunicazione qualcosa capisci, sai benissimo che sarà una battaglia persa. Il Cavaliere non ti lascerà scampo e comprendo bene il tuo tentativo di ipotizzare possibili accordi post elettorali. Sai bene come andrà a finire. Berlusconi vincerà le elezioni e tu dovrai cominciare a guardarti alle spalle. D’Alema è sempre lì.

Quindi caro Walter è vero, “you can”.
You can try… ma attento, you can go home.

L' ITALIA RIPARTE !!

Finalmente è caduto il governo Prodi e si vota.

Noi ripartiamo ... vieni anche tu !


Alessandra

(Dedico la musica ed i contenuti di questo filmato alla mia adorata madre. Oggi sarebbe stato il suo compleanno, purtroppo però non è più con me ... Auguri mamma!)

giovedì 31 gennaio 2008

ALLORA, VOGLIAMO SMETTERLA ?

Proprio non vogliono arrendersi.
L’Italia chiede un nuovo governo, la situazione è allo sbando totale e loro cosa fanno?
Parlano, si consultano, si riuniscono, contano. E soprattutto sperano.
Sperano di fermare il fiume in piena del centrodestra che sta travolgendo la loro insipienza, la loro incapacità.
Le loro fratture interne hanno già massacrato gli italiani in 20 mesi di governo ed ora sempre per loro problematiche interne, continuano ad aggrovigliare le cose in una matassa sempre più confusa.
E’ sempre il solito problema. D’Alema, Prodi, Veltroni…
E poi c’è Napolitano che cerca di accontentare tutti e intanto disgusta gli italiani.
Ora abbiamo l’esploratore.
Marini troverà un muro sul suo cammino, Berlusconi Fini Casini e Bossi.
Non avrà i numeri e non potrà avere un governo votato dalle Camere. Eppure ci prova.
Ha dichiarato tra pochi intimi che “non poteva tirarsi indietro” ma che non andrà in Parlamento a farsi bocciare.
E allora?
Vogliamo smetterla di prendere in giro la gente? Vogliamo permettere agli italiani di scegliersi un governo? Vogliamo tentare di essere limpidi e democratici?
No. Si traccheggia, di fa melina, si fa passare il tempo. E intanto si tenta di togliersi di torno Prodi ed il suo entourage come si fece già in passato.
Si parla della prima bozza Bianco, della proposta Vassallo-Ceccanti, della seconda bozza Bianco, del maggioritario francese, del proporzionale tedesco e del sistema spagnolo. Intanto però l'unica certezza è il referendum ammesso dalla Consulta e soprattutto l’unica cosa certa è la rabbia degli italiani.
In realtà il centrosinistra cerca di mettere una toppa e di arrivare al momento in cui si dovranno fare le famose 600 nomine dei cda in scadenza. E ovviamente non si tratta dei cda della bocciofila…
Marini arriverà ad un risultato dignitoso. Se vi riuscisse vorrei chiedergli quale legge elettorale sarà in grado di presentare che in poche settimane. Come metterà tutti d’accordo?
Se, come più probabile, non riuscirà a trovare i numeri per sopravvivere a chi passerà la palla?
Al solito inossidabile Amato forse? Altro tentativo ed altro tempo perso?
Vedremo quanto durerà questa pantomima.

Intanto l’Italia paga.

venerdì 25 gennaio 2008

EI FU

Ei fu. Siccome immobile,
Dato il mortal conteggio,
Stette il Prodi immemore
Orbo del suo governo,
Così appagata, gioiosa
L’Italia al video sta.


(Alessandro Manzoni mi perdonerà per il gioco...)



E’ finita.
Il peggiore governo dell’Italia Repubblicana è crollato. Era ovvio. Lo andavamo dicendo da sempre. Una accozzaglia di pensieri politici così differenti non poteva che implodere.

L’arroganza prodiana è sepolta.

La voglia di statalismo sta per essere spazzata da un nuovo vento di libertà.

E per favore non ci vengano a raccontare di voler riformulare la legge elettorale. Sono riusciti a scansare il referendum ed ora vogliono traccheggiare con la scusa di una nuova legge elettorale che, abbiamo potuto notare, non ha l’accordo di alcuno? Ci sarebbe il miracolo in due mesi?

Hanno discusso parlato, si sono riuniti e Bianco ha partorito una proposta che non ha mai trovato l’unanimità. Oggi pur di sfuggire al giudizio del popolo si inventano accordi improbabili sulla legge elettorale…

Walter Vetroni non è pronto alle elezioni e sfugge, Casini ha voglia di “scudo crociato” e sfugge, Napolitano vorrebbe temporeggiare il più possibile prima di consegnare le chiavi di Palazzo Chigi a Berlusconi e sfugge…

La smettano di dire e fare schifezze.

In realtà un governo di transizione non porterebbe in tempi brevi alla nuova legge elettorale, non governerebbe l’economia, non curerebbe lo sfascio, ma in realtà porterebbe a poter fare le famose nomine cui teneva tanto Prodi.

Basta.

Gli italiani hanno bisogno di un governo. Non di buffoni seduti su comode poltrone.

E attenzione, il livello di sopportazione è giunto al massimo.

Il pericolo di una reazione dura di gran parte degli italiani non è una ipotesi peregrina.

“Guardati dall'ira dei miti !” dice la Bibbia, se lo ricordi, Presidente Napolitano.


sabato 19 gennaio 2008

UNO ZERBINO CALPESTATO

Romano Prodi farebbe quasi pena se non facesse rabbia.

Sembra uno di quegli zerbini vecchi e polverosi che ti infastidisce persino calpestare.

Dopo le dimissioni di Mastella infatti il premier (si fa per dire) ha una paura tremenda ed il suo discorsetto al Parlamento è stato un pietoso ed untuoso “lisciamento di pelo” all’Udeur.

E sono stata gentile, perché sono una signora…

“Mastella ha testimoniato una sensibilità istituzionale sempre più rara” ha farfugliato il professore e ci ha tenuto a specificare: “Ho scelto di prendermi questa responsabilità come segnale di una attesa che consenta a Mastella di riprendere il suo posto”.

A questo punto il conato era già in agguato, ma il disgusto è arrivato con la frase successiva…Prodi infatti ha espresso a Mastella la sua “piena e affettuosa solidarietà” aggiungendo che “ora il governo conta sull'appoggio dei Popolari Udeur”

Come dire, “non preoccuparti, non darò a quel rompiballe di Di Pietro il Ministero, non ti sputtanerò e tu non mollarmi…”

Mastella in un sussulto di indipendenza e di ben nota abilità politica, gli ha fatto “gentilmente” capire che ora potrà togliersi tutti i sassolini dalla scarpa.

Come e quando ne avrà voglia.

Oggi più che mai il governo è attaccato ad un filo.

Martedì al Parlamento ci sarà da ridere. Di Pietro dovrà votare “sì” alla relazione sullo stato della giustizia in Italia depositata da Mastella prima delle dimissioni, in cui il Ministro attacca pesantemente la magistratura… Prodi ha già implorato Di Pietro di non creare problemi, Di Pietro ha nicchiato e Mastella ha annunciato che se non ci sarà l’unanimità nel centrosinistra, la vendetta sarà durissima.

Altro momento di difficoltà sarà la discussione sulla mozione di sfiducia nei confronti del ministro dell'Ambiente Pecoraro sulla questione rifiuti e Mastella si è sempre dichiarato contrario all’operato (si fa sempre per dire) di Pecoraro Scanio.


Lo zerbino trema…

L’ITALIA ? UN PAESE DI “EXTRA-GAY"

Non ci sono parole.

La Cassazione ha sentenziato. Ascoltate attentamente…

Un extracomunitario senza permesso di soggiorno arrestato e giudicato “allontanabile” potrà appellarsi alle inclinazioni sessuali per restare tranquillamente in Italia.
Come?
Dichiarando la propria omosessualità.

Si, gli basterà dire “sono gay e nel mio paese mi perseguiterebbero” ed ecco che le porte dell’Italia si apriranno, anche senza documenti.

La nostra Italia sarà un paese di gay (più o meno reali) extracomunitari clandestini ma molto … allegri…


Già, sai le risate!!





ITALIA.IT ... CHIUSO PER INGORDIGIA


E così il sito http://www.italia.it/ che ci hanno raccontato essere stato fatto dal governo italiano per far conoscere al mondo le bellezze della nostra nazione e per pubblicizzare l'efficienza italiana è sparito.

Ricordo un Rutelli che, in un improbabile inglese, raccontava le meraviglie d'Italia, ricordo un logo terrificante ma carissimo ed una struttura del sito davvero elementare.

Quel sito, costato circa 45.000.000 di euro e pagato ovviamente con i nostri soldi, risultava essere il sito più costoso del mondo e la gara per l'aggiudicazione fu molto chiacchierata...

Bene, ora possiamo smettere di parlarne. Non c'è più.

Come il governo italiano.

venerdì 18 gennaio 2008

LECTIO MAGISTRALIS DI GRANDE DIGNITA’

“Rettore, Autorità politiche e civili, Illustri docenti e personale tecnico amministrativo, cari giovani studenti!
E' per me motivo di profonda gioia incontrare la comunità della "Sapienza - Università di Roma" in occasione della inaugurazione dell'anno accademico. Da secoli ormai questa Università segna il cammino e la vita della città di Roma, facendo fruttare le migliori energie intellettuali in ogni campo del sapere. Sia nel tempo in cui, dopo la fondazione voluta dal Papa Bonifacio VIII, l'istituzione era alle dirette dipendenze dell'Autorità ecclesiastica, sia successivamente quando lo Studium Urbis si e' sviluppato come istituzione dello Stato italiano, la vostra comunità accademica ha conservato un grande livello scientifico e culturale, che la colloca tra le più prestigiose università del mondo. Da sempre la Chiesa di Roma guarda con simpatia e ammirazione a questo centro universitario, riconoscendone l'impegno, talvolta arduo e faticoso, della ricerca e della formazione delle nuove generazioni. Non sono mancati in questi ultimi anni momenti significativi di collaborazione e di dialogo. Vorrei ricordare, in particolare, l'Incontro mondiale dei Rettori in occasione del Giubileo delle Università, che ha visto la vostra comunità farsi carico non solo dell'accoglienza e dell'organizzazione, ma soprattutto della profetica e complessa proposta della elaborazione di un "nuovo umanesimo per il terzo millennio". Mi e' caro, in questa circostanza, esprimere la mia gratitudine per l'invito che mi e' stato rivolto a venire nella vostra università per tenervi una lezione. In questa prospettiva mi sono posto innanzitutto la domanda: Che cosa può e deve dire un Papa in un'occasione come questa? Nella mia lezione a Ratisbona ho parlato, sì, da Papa, ma soprattutto ho parlato nella veste del gia' professore di quella mia universita', cercando di collegare ricordi ed attualità. Nell'università "Sapienza", l'antica università di Roma, però, sono invitato proprio come Vescovo di Roma, e perciò debbo parlare come tale. Certo, la "Sapienza" era un tempo l'università del Papa, ma oggi e' un' università laica con quell'autonomia che, in base al suo stesso concetto fondativo, ha fatto sempre parte della natura di università, la quale deve essere legata esclusivamente all'autorità della verità. Nella sua libertà da autorità politiche ed ecclesiastiche l'università trova la sua funzione particolare, proprio anche per la società moderna, che ha bisogno di un'istituzione del genere. Ritorno alla mia domanda di partenza: Che cosa puo' e deve dire il Papa nell'incontro con l'università della sua città?
Riflettendo su questo interrogativo, mi e' sembrato che esso ne includesse due altri, la cui chiarificazione dovrebbe condurre da sé alla risposta. Bisogna, infatti, chiedersi: Qual e' la natura e la missione del Papato? E ancora: Qual e' la natura e la missione dell'università?
Non vorrei in questa sede trattenere Voi e me in lunghe disquisizioni sulla natura del Papato. Basti un breve accenno. Il Papa e' anzitutto Vescovo di Roma e come tale, in virtù della successione all'Apostolo Pietro, ha una responsabilità episcopale nei riguardi dell'intera Chiesa cattolica. La parola "vescovo"- episkopos, che nel suo significato immediato rimanda a "sorvegliante", già nel Nuovo Testamento e' stata fusa insieme con il concetto biblico di Pastore: egli e' colui che, da un punto di osservazione sopraelevato, guarda all'insieme, prendendosi cura del giusto cammino e della coesione dell'insieme. In questo senso, tale designazione del compito orienta lo sguardo anzitutto verso l'interno della comunità credente. Il Vescovo - il Pastore - e' l'uomo che si prende cura di questa comunità; colui che la conserva unita mantenendola sulla via verso Dio, indicata secondo la fede cristiana da Gesù - e non soltanto indicata: Egli stesso e' per noi la via. Ma questa comunità della quale il Vescovo si prende cura - grande o piccola che sia - vive nel mondo; le sue condizioni, il suo cammino, il suo esempio e la sua parola influiscono inevitabilmente su tutto il resto della comunità umana nel suo insieme. Quanto più grande essa e', tanto più le sue buone condizioni o il suo eventuale degrado si ripercuoteranno sull'insieme dell'umanità. Vediamo oggi con molta chiarezza, come le condizioni delle religioni e come la situazione della Chiesa - le sue crisi e i suoi rinnovamenti - agiscano sull'insieme dell'umanità.
Così il Papa, proprio come Pastore della sua comunità, e' diventato sempre di più anche una voce della ragione etica dell'umanità. Qui, però, emerge subito l'obiezione, secondo cui il Papa, di fatto, non parlerebbe veramente in base alla ragione etica, ma trarrebbe i suoi giudizi dalla fede e per questo non potrebbe pretendere una loro validità per quanti non condividono questa fede. Dovremo ancora ritornare su questo argomento, perché si pone qui la questione assolutamente fondamentale: Che cosa e' la ragione? Come può un'affermazione - soprattutto una norma morale - dimostrarsi "ragionevole"? A questo punto vorrei per il momento solo brevemente rilevare che John Rawls, pur negando a dottrine religiose comprensive il carattere della ragione "pubblica", vede tuttavia nella loro ragione "non pubblica" almeno una ragione che non potrebbe, nel nome di una razionalità secolaristicamente indurita, essere semplicemente disconosciuta a coloro che la sostengono. Egli vede un criterio di questa ragionevolezza fra l'altro nel fatto che simili dottrine derivano da una tradizione responsabile e motivata, in cui nel corso di lunghi tempi sono state sviluppate argomentazioni sufficientemente buone a sostegno della relativa dottrina. In questa affermazione mi sembra importante il riconoscimento che l'esperienza e la dimostrazione nel corso di generazioni, il fondo storico dell'umana sapienza, sono anche un segno della sua ragionevolezza e del suo perdurante significato. Di fronte ad una ragione a-storica che cerca di autocostruirsi soltanto in una razionalità a-storica, la sapienza dell'umanità come tale - la sapienza delle grandi tradizioni religiose - e' da valorizzare come realtà che non si può impunemente gettare nel cestino della storia delle idee. Ritorniamo alla domanda di partenza. Il Papa parla come rappresentante di una comunità credente, nella quale durante i secoli della sua esistenza e' maturata una determinata sapienza della vita; parla come rappresentante di una comunità che custodisce in sé un tesoro di conoscenza e di esperienza etiche, che risulta importante per l'intera umanità: in questo senso parla come rappresentante di una ragione etica. Ma ora ci si deve chiedere: E che cosa e' l'università? Qual e' il suo compito? E' una domanda gigantesca alla quale, ancora una volta, posso cercare di rispondere soltanto in stile quasi telegrafico con qualche osservazione. Penso si possa dire che la vera, intima origine dell'università stia nella brama di conoscenza che e' propria dell'uomo. Egli vuol sapere che cosa sia tutto ciò che lo circonda. Vuole verità. In questo senso si può vedere l'interrogarsi di Socrate come l'impulso dal quale e' nata l'università occidentale. Penso ad esempio - per menzionare soltanto un testo - alla disputa con Eutifrone, che di fronte a Socrate difende la religione mitica e la sua devozione. A ciò Socrate contrappone la domanda: "Tu credi che fra gli dei esistano realmente una guerra vicendevole e terribili inimicizie e combattimenti ? Dobbiamo, Eutifrone, effettivamente dire che tutto ciò è vero?"
In questa domanda apparentemente poco devota - che, però, in Socrate derivava da una religiosità più profonda e più pura, dalla ricerca del Dio veramente divino - i cristiani dei primi secoli hanno riconosciuto se stessi e il loro cammino. Hanno accolto la loro fede non in modo positivista, o come la via d'uscita da desideri non appagati; l'hanno compresa come il dissolvimento della nebbia della religione mitologica per far posto alla scoperta di quel Dio che e' Ragione creatrice e al contempo Ragione-Amore. Per questo, l'interrogarsi della ragione sul Dio più grande come anche sulla vera natura e sul vero senso dell'essere umano era per loro non una forma problematica di mancanza di religiosità, ma faceva parte dell'essenza del loro modo di essere religiosi. Non avevano bisogno, quindi, di sciogliere o accantonare l'interrogarsi socratico, ma potevano, anzi, dovevano accoglierlo e riconoscere come parte della propria identità la ricerca faticosa della ragione per raggiungere la conoscenza della verità intera. Poteva, anzi doveva così, nell'ambito della fede cristiana, nel mondo cristiano, nascere l'università. E' necessario fare un ulteriore passo. L'uomo vuole conoscere - vuole verità. Verità e' innanzitutto una cosa del vedere, del comprendere, della theorìa, come la chiama la tradizione greca. Ma la verità non e' mai soltanto teorica. Agostino, nel porre una correlazione tra le Beatitudini del Discorso della Montagna e i doni dello Spirito menzionati in Isaia 11, ha affermato una reciprocità tra "scientia" e "tristitia": il semplice sapere, dice, rende tristi. E di fatto - chi vede e apprende soltanto tutto ciò che avviene nel mondo, finisce per diventare triste. Ma verità significa di più che sapere: la conoscenza della verità ha come scopo la conoscenza del bene. Questo e' anche il senso dell'interrogarsi socratico: Qual e' quel bene che ci rende veri? La verità ci rende buoni, e la bontà è vera: e' questo l'ottimismo che vive nella fede cristiana, perché ad essa e' stata concessa la visione del Logos, della Ragione creatrice che, nell'incarnazione di Dio, si e' rivelata insieme come il Bene, come la Bontà stessa. Nella teologia medievale c'e' stata una disputa approfondita sul rapporto tra teoria e prassi, sulla giusta relazione tra conoscere ed agire - una disputa che qui non dobbiamo sviluppare. Di fatto l'università medievale con le sue quattro Facoltà presenta questa correlazione. Cominciamo con la Facoltà che, secondo la comprensione di allora, era la quarta, quella di medicina. Anche se era considerata più come "arte" che non come scienza, tuttavia, il suo inserimento nel cosmo dell' universitas significava chiaramente che era collocata nell'ambito della razionalità, che l'arte del guarire stava sotto la guida della ragione e veniva sottratta all'ambito della magia. Guarire e' un compito che richiede sempre più della semplice ragione, ma proprio per questo ha bisogno della connessione tra sapere e potere, ha bisogno di appartenere alla sfera della ratio. Inevitabilmente appare la questione della relazione tra prassi e teoria, tra conoscenza ed agire nella Facoltà di giurisprudenza. Si tratta del dare giusta forma alla libertà umana che e' sempre libertà nella comunione reciproca: il diritto e' il presupposto della libertà, non il suo antagonista. Ma qui emerge subito la domanda: Come s'individuano i criteri di giustizia che rendono possibile una libertà vissuta insieme e servono all'essere buono dell'uomo? A questo punto s'impone un salto nel presente: e' la questione del come possa essere trovata una normativa giuridica che costituisca un ordinamento della libertà, della dignità umana e dei diritti dell'uomo. E' la questione che ci occupa oggi nei processi democratici di formazione dell'opinione e che al contempo ci angustia come questione per il futuro dell'umanità.
Jurgen Habermas esprime, a mio parere, un vasto consenso del pensiero attuale, quando dice che la legittimità di una carta costituzionale, quale presupposto della legalità, deriverebbe da due fonti: dalla partecipazione politica egualitaria di tutti i cittadini e dalla forma ragionevole in cui i contrasti politici vengono risolti. Riguardo a questa "forma ragionevole" egli annota che essa non può essere solo una lotta per maggioranze aritmetiche, ma che deve caratterizzarsi come un "processo di argomentazione sensibile alla verità"
(wahrheitssensibles Argumentationsverfahren).
E' detto bene, ma è cosa molto difficile da trasformare in una prassi politica. I rappresentanti di quel pubblico "processo di argomentazione" sono - lo sappiamo - prevalentemente i partiti come responsabili della formazione della volontà politica. Di fatto, essi avranno immancabilmente di mira soprattutto il conseguimento di maggioranze e con ciò baderanno quasi inevitabilmente ad interessi che promettono di soddisfare; tali interessi però sono spesso particolari e non servono veramente all'insieme.
La sensibilità per la verità sempre di nuovo viene sopraffatta dalla sensibilità per gli interessi.
Io trovo significativo il fatto che Habermas parli della sensibilità per la verità come di elemento necessario nel processo di argomentazione politica, reinserendo così il concetto di verità nel dibattito filosofico ed in quello politico.
Ma allora diventa inevitabile la domanda di Pilato: Che cos'è la verità? E come la si riconosce? Se per questo si rimanda alla "ragione pubblica", come fa Rawls, segue necessariamente ancora la domanda: Che cosa e' ragionevole? Come una ragione si dimostra ragione vera? In ogni caso, si rende in base a ciò evidente che, nella ricerca del diritto della libertà, della verità della giusta convivenza devono essere ascoltate istanze diverse rispetto a partiti e gruppi d'interesse, senza con ciò voler minimamente contestare la loro importanza.
Torniamo così alla struttura dell'università medievale. Accanto a quella di giurisprudenza c'erano le Facoltà di filosofia e di teologia, a cui era affidata la ricerca sull'essere uomo nella sua totalità e con ciò il compito di tener desta la sensibilità per la verità.
Si potrebbe dire addirittura che questo e' il senso permanente e vero di ambedue le Facoltà: essere custodi della sensibilità per la verità, non permettere che l'uomo sia distolto dalla ricerca della verità. Ma come possono esse corrispondere a questo compito? Questa e' una domanda per la quale bisogna sempre di nuovo affaticarsi e che non e' mai posta e risolta definitivamente. Così, a questo punto, neppure io posso offrire propriamente una risposta, ma piuttosto un invito a restare in cammino con questa domanda - in cammino con i grandi che lungo tutta la storia hanno lottato e cercato, con le loro risposte e con la loro inquietudine per la verità, che rimanda continuamente al di là di ogni singola risposta. Teologia e filosofia formano in ciò una peculiare coppia di gemelli, nella quale nessuna delle due può essere distaccata totalmente dall'altra e, tuttavia, ciascuna deve conservare il proprio compito e la propria identità. E' merito storico di san Tommaso d'Aquino - di fronte alla differente risposta dei Padri a causa del loro contesto storico - di aver messo in luce l'autonomia della filosofia e con essa il diritto e la responsabilità proprie della ragione che s'interroga in base alle sue forze. Differenziandosi dalle filosofie neoplatoniche, in cui religione e filosofia erano inseparabilmente intrecciate, i Padri avevano presentato la fede cristiana come la vera filosofia, sottolineando anche che questa fede corrisponde alle esigenze della ragione in ricerca della verità; che la fede e' il "sì" alla verità, rispetto alle religioni mitiche diventate semplice consuetudine. Ma poi, al momento della nascita dell'università, in Occidente non esistevano più quelle religioni, ma solo il cristianesimo, e così bisognava sottolineare in modo nuovo la responsabilità propria della ragione, che non viene assorbita dalla fede. Tommaso si trovò ad agire in un momento privilegiato: per la prima volta gli scritti filosofici di Aristotele erano accessibili nella loro integralità; erano presenti le filosofie ebraiche ed arabe, come specifiche appropriazioni e prosecuzioni della filosofia greca.
Così il cristianesimo, in un nuovo dialogo con la ragione degli altri, che veniva incontrando, dovette lottare per la propria ragionevolezza.
La Facoltà di filosofia che, come cosiddetta "Facoltà degli artisti", fino a quel momento era stata solo propedeutica alla teologia, divenne ora una Facoltà vera e propria, un partner autonomo della teologia e della fede in questa riflessa.
Non possiamo qui soffermarci sull'avvincente confronto che ne derivò.
Io direi che l'idea di san Tommaso circa il rapporto tra filosofia e teologia potrebbe essere espressa nella formula trovata dal Concilio di Calcedonia per la cristologia: filosofia e teologia devono rapportarsi tra loro "senza confusione e senza separazione". "Senza confusione" vuol dire che ognuna delle due deve conservare la propria identità.
La filosofia deve rimanere veramente una ricerca della ragione nella propria libertà e nella propria responsabilità; deve vedere i suoi limiti e proprio così anche la sua grandezza e vastità. La teologia deve continuare ad attingere ad un tesoro di conoscenza che non ha inventato essa stessa, che sempre la supera e che, non essendo mai totalmente esauribile mediante la riflessione, proprio per questo avvia sempre di nuovo il pensiero. Insieme al "senza confusione" vige anche il "senza separazione": la filosofia non ricomincia ogni volta dal punto zero del soggetto pensante in modo isolato, ma sta nel grande dialogo della sapienza storica, che essa criticamente e insieme docilmente sempre di nuovo accoglie e sviluppa; ma non deve neppure chiudersi davanti a ciò che le religioni ed in particolare la fede cristiana hanno ricevuto e donato all'umanità come indicazione del cammino.
Varie cose dette da teologi nel corso della storia o anche tradotte nella pratica dalle autorità ecclesiali, sono state dimostrate false dalla storia e oggi ci confondono. Ma allo stesso tempo e' vero che la storia dei santi, la storia dell'umanesimo cresciuto sulla basa della fede cristiana dimostra la verità di questa fede nel suo nucleo essenziale, rendendola con ciò anche un'istanza per la ragione pubblica. Certo, molto di ciò che dicono la teologia e la fede può essere fatto proprio soltanto all'interno della fede e quindi non può presentarsi come esigenza per coloro ai quali questa fede rimane inaccessibile.
E' vero, però, al contempo che il messaggio della fede cristiana non e' mai soltanto una "comprehensive religious doctrine" nel senso di Rawls, ma una forza purificatrice per la ragione stessa, che aiuta ad essere più se stessa. Il messaggio cristiano, in base alla sua origine, dovrebbe essere sempre un incoraggiamento verso la verità e così una forza contro la pressione del potere e degli interessi.
Ebbene, finora ho solo parlato dell'università medievale, cercando tuttavia di lasciar trasparire la natura permanente dell'università e del suo compito.
Nei tempi moderni si sono dischiuse nuove dimensioni del sapere, che nell'università sono valorizzate soprattutto in due grandi ambiti: innanzitutto nelle scienze naturali, che si sono sviluppate sulla base della connessione di sperimentazione e di presupposta razionalità della materia; in secondo luogo, nelle scienze storiche e umanistiche, in cui l'uomo, scrutando lo specchio della sua storia e chiarendo le dimensioni della sua natura, cerca di comprendere meglio se stesso. In questo sviluppo si e' aperta all'umanità non solo una misura immensa di sapere e di potere; sono cresciuti anche la conoscenza e il riconoscimento dei diritti e della dignità dell'uomo, e di questo possiamo solo essere grati.
Ma il cammino dell'uomo non può mai dirsi completato e il pericolo della caduta nella disumanità non e' mai semplicemente scongiurato: come lo vediamo nel panorama della storia attuale! Il pericolo del mondo occidentale - per parlare solo di questo - è oggi che l'uomo, proprio in considerazione della grandezza del suo sapere e potere, si arrenda davanti alla questione della verità. E ciò significa allo stesso tempo che la ragione, alla fine, si piega davanti alla pressione degli interessi e all'attrattiva dell'utilità, costretta a riconoscerla come criterio ultimo.
Detto dal punto di vista della struttura dell'università: esiste il pericolo che la filosofia, non sentendosi più capace del suo vero compito, si degradi in positivismo; che la teologia col suo messaggio rivolto alla ragione, venga confinata nella sfera privata di un gruppo più o meno grande. Se però la ragione - sollecita della sua presunta purezza - diventa sorda al grande messaggio che le viene dalla fede cristiana e dalla sua sapienza, inaridisce come un albero le cui radici non raggiungono più le acque che gli danno vita. Perde il coraggio per la verità e così non diventa più grande, ma più piccola.
Applicato alla nostra cultura europea ciò significa: se essa vuole solo autocostruirsi in base al cerchio delle proprie argomentazioni e a ciò che al momento la convince e - preoccupata della sua laicità - si distacca dalle radici delle quali vive, allora non diventa più ragionevole e più pura, ma si scompone e si frantuma.
Con ciò ritorno al punto di partenza. Che cosa ha da fare o da dire il Papa nell'università? Sicuramente non deve cercare di imporre ad altri in modo autoritario la fede, che può essere solo donata in libertà.
Al di là del suo ministero di Pastore nella Chiesa e in base alla natura intrinseca di questo ministero pastorale e' suo compito mantenere desta la sensibilità per la verità; invitare sempre di nuovo la ragione a mettersi alla ricerca del vero, del bene, di Dio e, su questo cammino, sollecitarla a scorgere le utili luci sorte lungo la storia della fede cristiana e a percepire così Gesù Cristo come la Luce che illumina la storia ed aiuta a trovare la via verso il futuro”.

Si vergognino quei 67 "professori" e quel penoso gruppetto di pecoroni collettivi.

mercoledì 16 gennaio 2008

SI AVVICINA IL REFERENDUM

I giudici della Corte Costituzionale hanno detto “sì” al referendum elettorale.
Ammissibile.
Si voterà tra il 15 aprile e il 15 giugno?
Si metteranno d'accordo su una nuova legge elettorale prima del 15 aprile?

L'importante è che si torni alle urne. Questo non è un governo.

KYRIE ELEISON



E’ l’unica cosa che si può dire se si vuole essere buoni… “Signore, abbi pietà”…


Ma come noto a chi mi legge o mi conosce, io non sono così tollerante e non amo porgere l’altra guancia.

Per questo ritengo che anche in questo frangente l’Italia stia facendo una figura meschina.
La richiesta di questi 67 professori talebani laici ignoranti dell’università Sapienza di Roma rappresenta il segnale di un avvilente oscurantismo, una vergogna incancellabile per la sinistra italiana.
Una sinistra che spero si stia interrogando sui suoi rappresentanti.


Questi sono i professori cui noi affidiamo i nostri figli. Nemmeno nel più becero periodo sessantottino si è assistito ad un dictat di un gruppo di professori e studenti al Papa.


In questa Italia in cui si tolgono i crocefissi dai luoghi pubblici per non ferire la sensibilità di chi ha un’altra religione, in questa Italia dove ci si affanna a costruire moschee per islamici ecco che il Papa non può presenziare all’apertura dell’anno accademico di una università.

Sarebbe incredibile se non fosse un realtà enorme.


Un Papa filosofo, un grandissimo intellettuale, accolto a braccia aperte in tutte le università del mondo, non può varcare la soglia della Sapienza perché ricattato dal “tribunale dell'intolleranza” di una sinistra che controlla gran parte degli atenei italiani.

La decisione del Papa di non partecipare è certo segno della vittoria del bene sul male, della tolleranza sull’intolleranza, dell’amore sull’odio, ma resta una grande umiliazione per l’Italia.Vi era il timore di scontri tra studenti, di guerriglia all’esterno della università e naturalmente il Papa non può certo consentire che ciò avvenga.

Saggia dunque la decisione del Pontefice, ma assolutamente gravissima la posizione dei professori e degli studenti dei collettivi.


L’università è il luogo principe per lo scambio di esperienze, di culture, di sapere.

La sinistra evidentemente non vuole il confronto. Non è una novità, ma questa volta ha davvero superato i limiti della decenza.


E’ il ribaltamento della cultura democratica, una minoranza che condiziona la maggioranza della gente.


E dove sta il Ministro della scuola e dell’università? Oltre ad aggrottare la fronte come fa anche il Premier che farà? Niente.

E il rettore della Sapienza che fa? Questi 67 professori potranno continuare ad influenzare le menti di quei poveri idioti che li seguono?


“Nuntio vobis gaudium magnum non habemus papam”, recita uno striscione del collettivo di Fisica, mentre vestite da monache e con in testa la mitra papale, alcune studentesse di collettivi femministi hanno dato il via ad una “layca frocessione” sotto la statua della Minerva per emulare ciò che accadde a Verona nel 2006.

Gli studenti cattolici invece hanno srotolato striscioni che chiedono “Libertà” …

Questo è solo un assaggio di quella che sarà l’atmosfera di domani.

Grazie sinistra italiana!!


Dómine, clámor meus ad te véniat.

"PER LA PRIMA VOLTA HO PAURA"


Dopo avere affidato ai segretari la sua relazione sullo stato della giustizia in Italia, il Ministro Mastella ha imbastito a braccio il discorso che ricostruisce la vicenda giudiziaria della moglie.

“Avrei fatto un discorso diverso, avrei parlato di riforma della giustizia. Invece vi parlo con il dolore nel cuore di chi sa e di chi è stato colpito negli affetti più profondi”.
“Getto la spugna. Mi dimetto. Perché tra l’amore per la mia famiglia e il potere scelgo il primo. Avrei potuto operare sottili distinguo. Mi dimetto per essere più libero umanamente e politicamente”.
“Ho creduto che fosse possibile ricomporre la frattura tra magistratura e politica, ma mi accorgo che per alcune frange estremiste sono un avversario o peggio un nemico da abbattere”.“È la prima volta che in vita mia ho paura”.
“Ho avuto l’illusione che tutto ciò che ho fatto in questi mesi potesse essere la prova della mia onestà intellettuale e dell’assenza di secondi fini”. E invece, ha subìto il “tiro al bersaglio nei miei confronti, quasi una caccia all’uomo, una autentica persecuzione”.
“Tutta la mia famiglia è stata intercettata, tutto il mio partito è stato seguito dalla procura di Potenza, un tiro al bersaglio”.
“Mi dimetto riaprendo la questione delle intercettazioni a volte manipolate, a volte estrapolate ad arte assai spesso divulgate senza alcun riguardo per la riservatezza dei cittadini”.
“Mi dimetto per senso dello Stato. Lo faccio senza tentennamenti. Mi dimetto perché ritengo, anche dopo la mia dolorosa esperienza, che vada recuperata la responsabilità, almeno civile, dei magistrati, sulla scorta della giurisprudenza della Corte di Giustizia del Lussemburgo”.
“Mi dimetto per riaprire una grande questione democratica. Anche perché, come ha detto Fedro: gli umili soffrono quando i potenti si combattono.”


Addolorato, ferito ma alla fine Mastella parla ancora più chiaro “Nessuno si illuda. Da altre postazioni continueremo a combattere, con un’esperienza e delle ferite in più, consapevoli di essere arrivati al vero nodo della democrazia - lo scontro sotterraneo e violentissimo tra i poteri - avendo subìto ora, da ministro della Giustizia, quello che dopo 30 anni di specchiata carriera politica non avevo mai subìto e non avrei mai immaginato”.




Auguri on. Mastella.

MA QUELLE 24 ORE ??

Il 7 gennaio Prodi fece la sua dichiarazione decisa e irremovibile: “In 24 ore risolveremo i problemi dei rifiuti e riapriremo le scuole”
Pecoraro Scanio sorrideva mostrando sicurezza...


Abbiamo visto.





A distanza di otto giorni, dopo aver mandato De Gennaro a fare il miracolo e l’esercito, le montagne di rifiuti sono state in parte affastellate meglio, in parte caricate su camion che non sanno dove scaricare e tutto il resto è ancora lì.

Oggi il generale Giannini ha specificato che i militari sono “un supporto qualificato e solo di natura logistica” quasi a prendere le distanze dall’attesa di un risultato serio.

Le scuole sono ancora chiuse e circondate di monnezza, 100.000 bambini non vanno alle lezioni perché ovviamente i genitori sono allarmati.

La puzza, la mancanza di igiene e l’inquinamento continuano a minare la salute dei napoletani e dei cittadini di tutta la Campania. Troppi casi di tumore, di reazioni allergiche. Troppi bambini asmatici o con malattie della pelle.

Troppa vergogna per chi assiste a questa sconcertante situazione.

Il sindaco Iervolino ha detto “per un po’ di immondizia non muore nessuno, faremo in modo di uscirne fuori”. Sono parole dissennate di chi non ha ancora fatto i conti con la realtà.

Il governatore Bassolino tace. Spero per la vergogna, ma forse è solo paura.

Prodi scandisce le poche parole di circostanza.

Forse la Ue porrà rimedio con una sanzione.


Che disastro.


giovedì 10 gennaio 2008

'O GALL' NCOPP' 'A MUNNEZZA


In napoletano con la frase “ 'O gall’ ncopp’ 'a munnezza ” si intende chi malgrado la situazione sia insostenibile continua a fare il bullo…
Di galli in questa vicenda ce ne sono fin troppi.
Da Pecoraro Scanio, ministro napoletano contrario a qualsiasi tipo di soluzione tecnologica per lo smaltimento dei rifiuti, a Bassolino e Iervolino governatore della Campania e Sindaco di Napoli negli ultimi 14 anni responsabili di questo scempio, da un consiglio dei ministri inesistente a Prodi il quale non sa fare altro che scandire parole inutili e “ordinare” la riapertura di scuole circondate dalla spazzatura.
No ai termovalorizzatori, no alle discariche, no agli impianti per lo smaltimento dei rifiuti?
Ecco dove porta una scellerata politica di no, una politica connivente e sorda.
Una situazione invivibile da mesi, denunciata centinaia di volte che improvvisamente si è “appalesata” agli occhi di questo governo imbelle nel momento in cui la gente ha cominciato a ribellarsi…
Eco-balle abbandonate da anni, camion pieni di spazzatura lasciati in mezzo alla strada, montagne di immondizia nelle vie della città.
Una vergogna profonda, un gravissimo pericolo per la salute.
Il commissario Bertolaso andandosene aveva dichiarato l’impossibilità di intervenire senza la collaborazione di chi governa. Ed ecco il risultato.
Ci sono stati scontri, continueranno ad esserci, la rabbia è esplosa ed ora non si tornerà indietro.
I napoletani sono stanchi di finte promesse, di mala politica, di mala amministrazione e di malavita.
Prodi ha mandato l’esercito, ma non gli spazzini.
Però Sircana ha dichiarato oggi “Ventiquattro ore e il governo tirerà fuori una soluzione ''radicale'' per risolvere una volte per tutte l'emergenza rifiuti in Campania.”

Bene, aspettiamo.

Domani all’ora di pranzo la Campania avrà risolto i suoi problemi, perché ci preoccupiamo?


La verità è un’altra.
Non c’è un piano, non un metro di termovalorizzatore, niente fogne.


Solo confusione, indecisione, immobilismo, malattie e puzza.


BUON 2008 !!!



Eccomi qui, dopo una pausa famigliare per augurarvi uno splendido 2008 e un Italia migliore!!


LO STIVALE NEL FANGO


Prodi ha detto una sola cosa giusta in due anni e l’ha esclamata farfugliando la sera della (si fa per dire) vittoria: “Italiani, vi stupiremo!”

Ha ragione professore, gli italiani sono davvero stupiti. Direi allibiti, quasi esterrefatti.

Non avrebbero mai immaginato di poter cadere tanto in basso.

Eppure lei con il suo governo è riuscito nell’impresa.

Siamo alla fine del 2007, il risultato è sotto gli occhi di tutti coloro che vogliono guardare la realtà, senza infingimenti.

La busta paga dei lavoratori è calata, la tredicesima è una miseria.

In più scatterà una aliquota superiore perciò lo stato prenderà una quota maggiore di tasse, come se il lavoratore prendesse due stipendi… ma vi rendete conto?

Questo è un governo di pazzi.

L’Italia è l’unico paese in cui gli straordinari sono sotto-pagati.

Dovrebbe essere esattamente il contrario. E bisognerebbe detassare gli straordinari.

Si produrrebbe di più con maggiore soddisfazione per il lavoratore.

Sarkozy l’ha fatto in pochi giorni.

Noi abbiamo Prodi che per pagare dazio al sindacato continua a trattare l’azienda e l’imprenditore come un nemico.


Le tasse sono aumentate, le spese sono aumentate.

Dalla benzina al pedaggio delle autostrade, dalla luce e il gas al riscaldamento, dal pane e la pasta al canone Rai.

Il canone Rai è aumentato!? E’ scandaloso.

E poi quando in un paese aumentano i prezzi del pane e della pasta vuole dire che la situazione è drammatica.

La gente è spaventata altro che stupita.

E sapete quanto prenderà un pensionato “fortunato” a 800 euro al mese dopo la cura Prodi?Il 10% in meno, 720 euro.

Un altro esempio.

Oggi il sindacato della Polizia ha denunciato una cosa gravissima.

Da quanto governa Prodi i poliziotti non ricevono i pagamenti degli straordinari.

Da due anni i poliziotti non ricevono il denaro per le ore che lavorano al di là dell’orario… Ma vi rendete conto? In più la Polizia comunica che molte delle auto blindate per le scorte o per gli inseguimenti non sono più utilizzabili. Sono state chieste auto nuove, niente. Usano la “Punto” d’ordinanza!!

D’altronde qualche giorno fa, parlavo con un amico della questura di Milano che mi raccontava di un pedinamento fatto fuori dai confini italiani. Si trattava di spaccio di droga, personaggi di spicco. A parte il problema delle auto, anche loro avevano una “Punto” a disposizione mentre gli spacciatori una bmw che fortunatamente si è risolto grazie ad una “cimice”, ma i nostri investigatori non avevano telefoni cellulari di ordinanza. Usavano i propri per comunicare col comando generale!!!

Un’altra follia?

La squadra “Catturandi” (quella che indaga sui boss della mafia) non ha avuto i pagamenti degli straordinari e nemmeno i soldi per la benzina per le auto.

E’ tutto assurdo.

Sappiamo che la sinistra non ha mai avuto molta simpatia per le forze dell’ordine, ma non è sopportabile una situazione del genere.


Nel pomeriggio di oggi Prodi sotto braccio alla signora Franzoni (sua moglie) passeggiava per Roma e come al solito nessuno se lo “filava”.

Ad un certo punto una signora anziana lo vede e si scaglia contro di lui, disperata: “Vattene, hai rovinato l’Italia!”

La signora Franzoni Prodi prende in mano la situazione, si avvicina alla signora per calmarla e la signora urla “Deve andarsene, ha buttato l’Italia nel baratro!!”

La “first sciura” si è ritirata in silenzio. Meglio così.

La signora anziana ha ragione.

La sua rabbia è comune alla maggioranza del paese.

Siamo in una condizione penosa.


La mia Italia affonda in un fango di indecisione e superficialità.

Non lo sopporto più.

FIGURACCIA SICUREZZA, BUFFONI !

In Italia la garanzia di sicurezza è zero.Il famoso leggerissimo decreto legge sulla sicurezza che, se non approvato, avrebbe comportato le dimissioni del ministro Amato è scomparso.

Perché non è stato portato alle camere?

La scusa ufficiale è un errore materiale, che faceva riferimento al Trattato di Amsterdam citando l'articolo sbagliato, ma a far saltare l'intero provvedimento sono i problemi all’interno della maggioranza, come al solito.Intanto dobbiamo dire che Prodi non aveva nessuna intenzione di fare questo decreto, per lui l’emergenza della sicurezza degli italiani è inesistente.

Era intervenuto Veltroni dopo l’omicidio della signora Reggiani.

Prodi ob torto collo ha dovuto trangugiare il boccone ed il ministro ha fatto il decreto.

Naturalmente è saltato tutto.

L'unanimità nel consiglio dei ministri è durata due giorni, la sinistra radicale ha imposto modifiche in Parlamento e il compromesso uscito è stato il clamoroso errore che ha portato il Presidente della Repubblica a intervenire.

Risultato: il decreto decade, l'esecutivo deve correre ai ripari.

Se mai arriverà un nuovo decreto sparirà la norma sull’omofobia che i TeoDem hanno attaccato.Il terrore di perdere la solita “cadrega” da una parte e la paura degli italiani dall’altra.

Evidentemente per Prodi però la poltrona è più importante della sicurezza degli italiani.


Fino al prossimo morto o alla ennesima donna violentata…